Frattura sale al comando: "Ma non mi monto la testa, resto il Paolo di sempre"

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Progetti, idee, priorità per il Molise. Un bilancio della campagna elettorale, aneddoti, complimenti e frecciate agli avversari. Paolo Frattura, il giorno dopo la sua elezione a presidente della Regione, traccia, in questa intervista a Primapaginamolise, il percorso per il futuro e tira le somme del passato recente.

Frattura, allora, una bella rivincita sull'esito del 2011?

Non è stata una rivincita perché siamo convinti che avevamo già vinto nel 2011.


Per il Molise ora finisce un'epoca, quella di Iorio, e ne inizia una nuova. Come comincia?

Comincia nel migliore dei modi. Con l'entusiasmo dei cittadini che hanno partecipato a questo straordinario progetto, investendoci sorrisi e voglia di impegnarsi. Con una partecipazione incredibile alle liste, con una distribuzione di credibilità e di affidabilità di candidati a garanzia del progetto e con un riscontro a valle dello scrutinio veramente sensazionale e improponibile a inizio campagna elettorale. Eravamo certo convinti di cappottarli, ma non con un vantaggio così enorme. Tra le altre cose con un dato straordinario che è la conferma dei voti avuti in coalizione nel 2011, con la differenza che un anno e mezzo fa c'era sostanzialmente uno scontro a due.


Il Molise di Frattura da dove riparte?

E' un Molise che vuole suscitare l'orgoglio di sentirsi molisani e non la mortificazione leggendo riferimenti di stampa o ascoltando trasmissioni nazionali. E' un Molise che ha bisogno innanzi tutto di avviare un processo di modernizzazione che serva a definire i presupposti perché si possa parlare di crescita e sviluppo. E la modernizzazione passa attraverso la riorganizzazione assoluta di tutto l'apparato burocratico-amministrativo regionale, riorganizzazione che inevitabilmente passa per la eliminazione di strutture intermedie che nulla portano allo sviluppo, ma semmai costituiscono elementi di esagerata burocratizzazione di ogni procedimento, allontanando ogni volontà di impresa. Serve insomma una normalizzazione di un sistema che intende modernizzarsi.


Concretamente, cosa caratterizza questa sua proposta?

Io penso che la cosa più straordinaria sia la semplicità della proposta. Poi l'essere riusciti anche a schematizzarla in termini di comunicazione è un dato ulteriormente positivo. Però il dato certo è che abbiamo affrontato determinati temi sapendo che sono immediatamente realizzabili.


Cosa farà nei primi cento giorni?

Lavoreremo per liberare da lacci e lacciuoli tutto l'apparato burocratico. Se tra un atto e la sua reale concretizzazione passa un numero tot di mesi è chiaro che non andiamo da nessuna parte.


Il largo successo elettorale ha dimostrato che questo esperimento di allargare la coalizione di centrosinistra ai centristi ha funzionato.

L'idea di questo allargamento parte da una determinata volontà di depurare la vecchia alleanza di elementi esageratamente demagogici e populisti. Il primo partito ha quindi aperto con particolare disponibilità ai centristi e si è evidentemente pensato all'Udc, ma l'Udc era esageratamente appiattito sulle posizioni di Michele Iorio. Per cui ecco che la condivisione del programma ha trovato i suoi attori principali nell'Udeur e negli ex Adc.


Ha temuto un boom di Grillo anche alle regionali?

No, e per un motivo molto semplice. L'elemento vincente del Movimento 5 Stelle è il metodo e l'approccio con i cittadini, e cioè il far sentire il cittadino protagonista della proposta politica. E questo ha significato una crescita di consenso notevolissima. Penso che noi siamo riusciti a intercettare gran parte di quel consenso proponendo lo stesso metodo. Noi non siamo partiti con un programma nostro o con candidature piovute dall'alto, ma abbiamo costruito programmi e candidature sul territorio, in assemblee pubbliche. Certo non con la rete, con quella organizzazione e quell'enfasi, ma con una rete molto più terra terra, però fatta di sguardi e non di chat.


Quali sono le sue idee per la nuova giunta?

Sarà espressione della volontà popolare. Credo che contino poco i nomi e di più l'idea di dare luce e fiato alla volontà popolare. In funzione delle capacità e delle professionalità espresse da chi ha avuto più consenso verrà fuori la giunta.


Ci saranno anche degli esterni?

Potrebbe accadere, ma anche no. E spiego perché: noi abbiamo eletto un consiglio regionale composto da 20 consiglieri al posto dei 30 della passata legislatura e resta però un regolamento per il funzionamento del Consiglio tarato su 30 consiglieri. Oggi, con una giunta composta da 4 consiglieri, rimarrebbero 16 consiglieri a garantire il funzionamento. Ecco, io in questo momento non sono in grado di valutare effettivamente la funzionalità e la operatività di un Consiglio regionale a 16 rispetto a norme tarate su 30. Se questo dovesse creare difficoltà sarà inevitabile rivolgersi ad assessori esterni per garantire l'operatività del Consiglio. Faremo in modo però che non ci sia incremento della spesa pubblica rispetto a questa scelta.


Che tipo di opposizione si aspetta dal governatore uscente?

Un rischio sarebbe stato quello di avere nell'opposizione chi, senza avere contenuti, fa della politica urlata l'unico elemento di opposizione. Avere in minoranza invece un profilo politico come quello di Michele Iorio non può che essere un valore aggiunto per l'intero consiglio regionale. E' chiaro che mi auguro ci possa essere un consiglio regionale sensibile al Molise, che faccia tesoro del valore delle proposte. Non stiamo a parlare di un governo di larghe intese, ma di un governo di centrosinistra con una assemblea legislativa che rappresenta il Molise e una legge non ha un colore. Nel momento in cui la proposta è valida ,non è un problema che parta da Michele Iorio o da Paolo Frattura, l'importante è che centri il bene del Molise e dei molisani.


C'è un aneddoto della campagna elettorale appena conclusa che le è rimasto particolarmente impresso?

Ce ne sono tanti. L'elemento più devastante però è stato toccare con mano il disagio nel quale in tantivivono in questa regione. Disagio che si tocca entrando in casa con famiglie che non hanno entrate. Con genitori che si preoccupano per i propri figli. Più di qualcuno, sempre in temi demagogici, parlava del reddito di cittadinanza che per noi è legge avendolo inserito nella Finanziaria del 2012. Oggi però si tratta di trovarne la copertura finanziaria. C'è poi un elemento che ci ha caricato tanto: l'entusiasmo crescente.


I consiglieri del Movimento 5 Stelle debuttano in Consiglio regionale. Saranno degli interlocutori?

Io sono convinto che, non avendo l'interlocuzione con Grillo, ma avendola con due validissimi giovani professionisti, il Movimento 5 Stelle sarà un ulteriore valore aggiunto per l'intero Consiglio regionale. Ho avuto la fortuna di conoscere veramente bene Antonio Federico, al quale va il più sentito in bocca al lupo per l'elezione e per lo straordinario risultato. E l'altro fatto eccezionale è che ho avuto il piacere di collaborare per anni in Unioncamere Molise con Patrizia Manzo e, avendo goduto della sua professionalità e avendo potuto apprezzarla all'opera, sono convinto che sarà un ulteriore valore aggiunto per la Regione Molise.


Ha ricevuto centinaia di chiamate di congratulazioni. Quale le ha fatto particolarmente piacere?

Ne cito una, quella di Matteo Renzi. Si è complimentato per la nostra bella vittoria.


C'è un altro big nazionale che da sempre è stato il suo sponsor più grande: Antonio Di Pietro. Oggi però lui è fuori dal Parlamento. Cosa si sente di dirgli.

Mi sento di esprimergli la più sentita solidarietà. Per me è stato, politicamente parlando, un fratello maggiore. Ha sposato questa candidatura subito dopo le primarie ed è stata una luce nei momenti più bui di questa esperienza politica. Oggi si vedono le luci dei fuochi d'artificio, però in questo anno e mezzo garantisco che il buio di tanti tirapiedi sicuramente è stato dominante rispetto all'idea che avevamo di aver vinto e che avremmo sicuramente vinto di nuovo tornando a votare.


Non è che ora lo chiamerà, Di Pietro, per farsi dare una mano, visto che non fa più il parlamentare?

E' chiaro che sarebbe un onore straordinario per il Molise ma mi sembrerebbe una diminutio che onestamente non merita. Io invece mi auguro che nel giro di poco, e ne sono convinto, lui sarà già proiettato alla prossima scadenza elettorale che saranno le Europee.


Il Molise ha il problema del buco nei conti della sanità. Come lo si affronta?

Il nostro più che un buco è un colabrodo. Sulla sanità si gioca il futuro dell'autonomia amministrativa di questa Regione. Prima di parlare di razionalizzazione, di semplificazione, di ottimizzazione, io dico che se un sistema subisce decine di milioni di euro di mobilità passiva vuol dire che i molisani non riconoscono all'offerta sanitaria la qualità che si aspetterebbero. Per cui cominciamo ad intervenire sulla qualità offerta e poi capiamo come intervenire per garantire una territorialità dell'assistenza. Puntualizzando l'emergenza e centralizzando la degenza.


La campagna elettorale che si è appena conclusa è stata caratterizzata anhe da molti veleni. Massimo Romano le ha sferrato molti attacchi e lei lo ha ripetutamente chiamato 'Sapientino'. Perchè?

Per quel suo fare da primo della classe. Io ricordo, quando andavo a scuola, che c'era il secchione che imparava tutto a memoria e si atteggiava a primo della classe, ma poi era quello assoggettato da tutto il resto della classe e solitamente era individuato con il termine 'Sapientino'. Ecco, sicuramente Massimo Romano mi da questa idea. Però è chiaro che questo probabilmente è dovuto ad una sua immaturità. E' stato eletto, grazie al consenso di una famiglia impegnata politicamente da sempre, a 26 anni, quindi senza nessuna esperienza politica e lavorativa. Oggi ha cinque anni per dedicarsi alla sua professione, lui è avvocato, ed è una persona validissima e con un piglio particolare alla censura e alla querela. E mi auguro che questi cinque anni di lavoro nel suo studio legale possano garantirgli una maturità tale da fargli affrontare con una proposizione diversa la prossima esperienza tra cinque anni.


Lei chiede sempre a tutti di chiamarla con il suo nome, Paolo, e di non usare titoli. Ora che è presidente della Regione resta sempre 'Paolo' o si monterà un po' la testa?

Monti non è un termine di moda per cui distinguiamo il ruolo. Se è il cittadino che si sente protagonista, è sempre il cittadino, qualsiasi sia il suo ruolo istituzionale, politico o amministrativo. Cosa diversa quando si rappresenta l'istituzione e allora c'è la forma ed è giusto che sia rappresentata. Ma se io incontro un cittadino, siamo cittadini uguali, e allora io sono sempre Paolo. Paolo mi chiamo e mi chiamerò sempre. Invece presidente lo sono oggi, tra cinque anni non lo so.
(Enzo Luongo)


Pubblicato in Prima Pagina Molise il 28-02-2013